PERCHE’ PRATICARE LO YOGA – ultima parte –

PERCHE’ PRATICARE LO YOGA? – ultima parte –

Ci siamo evoluti come società, ma ciò non assicura che l’evoluzione sia anche individuale. Per gli animali è diverso, formano dei branchi, però ogni animale raggiunge il massimo delle sue potenzialità in autonomia, o finchè gli è possibile farlo facendo parte di un mondo in cui vige la regola del più forte. Per questa regione, benchè sia auspicabile un’armonizzazione con gli elementi, noi esseri umani non seguiamo lo stesso ciclo naturale perchè a differenza degli animali, nella nostra vita si sviluppano spontaneamente anche delle capacità che sottintendono i nostri istinti.

Queste capacità sono un’anomalia, noi siamo un’anomalia se paragonati come specie a tutto il resto. Con ciò premesso voglio solo fare una distinzione netta, non intendo dire che questa anomalia sia sbagliata, però nel contesto di tutto sembra una cosa a sé e deve avere delle ragioni specifiche. Non nego le similitudini che ci accomunano ai mammiferi o alle scimmie; non nego che le componenti genetiche ci accomunano ai vermi, ai suini e a chissà cos’altro, tuttavia, ciò riguarda solo un aspetto del nostro essere.

Se riusciamo per un attimo a cogliere questo dualismo dentro di noi, non sarà difficile trarre come conclusione che quell’aspetto di noi più fisico e materiale, in condivisione con le altre specie, ovvero il nostro corpo, quello deve certamente armonizzarsi con gli elementi naturali e biologici della sua struttura. Però non basta all’essere umano mangiare bene, dormire a sufficienza, andare a sciare o fare ginnastica, per raggiungere la sua completa evoluzione.

Per andare oltre la sfera fisica e animale serve un’educazione precisa a questo processo. L’educazione che riceviamo dalla società sono regole di convivenza create da noi; il fatto che nelle scuole si parli di Cristoforo Colombo l’abbiamo deciso noi. Poi ogni luogo ha le sue usanze, qui in Europa ci laviamo i denti con lo spazzolino, in altri luoghi usano la corteggia, tutto ciò però incide solo relativamente sull’evoluzione individuale di un essere umano.

Dicevamo, a differenza degli animali noi possediamo delle facoltà che sottintendono gli istinti, ma senza la giusta educazione, le stesse facoltà possono determinare solo casualmente un’armonizzazione o un eccesso dell’istintività interiore. Lo possiamo vedere da soli, ovunque, come su noi stessi. Sembra però che queste facoltà le abbiamo acquisite di colpo; ad un certo punto della storia quella sottospecie di essere umano ha iniziato a chiedersi il perché delle cose, a fare similitudini, interpretando il significato degli oggetti e degli elementi da cui era circondato. Ad esempio, possiamo immaginare che abbia iniziato a chiedersi perché piovesse, cosa originasse la pioggia e così via, fino a sviluppare la concezione di un Dio.

L’anomalia sta proprio in questo. Prima eravamo solo istintivi tanto nelle azioni quanto nella sfera mentale o emotiva. Com’è venuta a generarsi questa capacità nella sottospecie umana? Le funzioni celebrali necessarie di cui noi disponiamo non erano presenti nei cavernicoli, e pare si siano formate in un lasso di tempo brevissimo se paragonato ai ritmi evolutivi, ovvero, a quanto ci abbiamo messo prima di diventare dei cavernicoli. L’unica spiegazione che possiamo darci e che quegli esseri abbiano subito una o più modificazioni genetiche, altrimenti non si spiega come siano riusciti a sviluppare il linguaggio, la scrittura, la matematica, l’astronomia e la medicina in così poco tempo; limitandomi solo ad alcuni esempi.

La prima civiltà di cui abbiamo memoria e quella Sumera. Prima di loro il vuoto totale, insediamenti, pitture rupestri e ossa di dinosauri. I Sumeri non erano un popolo nomade, anzi, a loro possiamo attribuire le basi delle nostre scienze, della nostra cultura, ed esistono ancora degli edifici da loro costruiti. Questa evoluzione fu rapidissima, ma chiaramente non accadde in un giorno. Noi sappiamo che la civilizzazione dei Sumeri è avvenuta 4500 anni prima di Cristo, ma è probabile che in Mesopotamia fossero presenti altri complessi culturali che successivamente diedero vita a quella civiltà.

Una data presumibile ce l’abbiamo, otto, dieci mila anni fa qualcosa è accaduto, e a quella data si fa risalire anche l’origine dello Yoga, una disciplina che tutt’ora favorisce le nostre facoltà con il fine di sottintendere gli istinti per elevarci dallo stato animale, e comprendere chi o cosa rappresenti la nostra specie su questa Terra. Non esiste solo lo Yoga, ma serve una vera Disciplina per sviluppare le facoltà individuali, altrimenti se incontrollate possono dare origine agli aspetti negativi del lato umano. Noi non formiamo dei branchi, socializziamo, ci identifichiamo, ma abbiamo tutti bisogno di esprimere la nostra individualità, e non è detto che ci riesca sempre bene.

E davvero difficile che la nostra evoluzione sia stata ed avvenga attraverso una serie di eventi casuali, ed è ancora più difficile – come dice il mio maestro – che dei cavernicoli abbiano sviluppato un sistema così complesso come lo Yoga. Una sistema che si basa su azioni specifiche, che produce effetti precisi e dimostrabili a livello scientifico, almeno per quanto riguarda la struttura umana. Ma ciò non è tutto, lo Yoga non è solo tecnica, ha invece dato origine anche ad un corpus di conoscenze metafisiche. Non mi riferisco a dogmi o credenze, semmai e ancora una volta, ad altre concrete facoltà che ogni essere umano potrebbe acquisire, e che in un certo senso darebbero finalmente un significato all’anomalia che rappresentiamo.

Non dobbiamo però farci illusioni. Come detto lo Yoga è qualcosa di specifico, che non si limita solo alla struttura umana. Non possiamo approssimare lo Yoga con ciò che più ci aggrada; dobbiamo chiaramente accostarlo nel modo a noi più accessibile e che nella stragrande maggioranza dei casi equivale al suo aspetto fisico, alla pratica degli Asana, ma non possiamo dare per scontato che sia sufficiente. Poniamo che una persona voglia perdere peso, se si limitasse a correre senza lavorare su di sé per correggere certe abitudini alimentari non potrà mai raggiungere il suo scopo; però è vero, potrebbe darlo per scontato, è ciò dipenderebbe solo dal grado della sua consapevolezza.

L’aspetto Metafisico dello Yoga è lo sviluppo di un altro tipo di consapevolezza. Ma non è lo Yoga che controlla i nostri istinti, è invece la consapevolezza che ci offre a farci utilizzare le sue tecniche, per produrre degli effetti che possano impedire agli istinti di prendere il sopravvento. Quando questo succede ce ne accorgiamo chiaramente, ma non ne cogliamo l’aspetto Metafisico. All’inizio non possiamo che attribuire questa condizione allo stare bene, ma è un po’ come dire di essere felici perché un film ci ha fatto ridere. Felici… essere felici è un’altra cosa. Possiamo esserlo per un po’, come possiamo dire che stiamo bene dopo una lezione di Yoga, ma poi dobbiamo ammettere che passiamo da un pieno ad un vuoto, dal bello al brutto, dal dolce all’amaro, e che tutto questo avviene indipendentemente dalla nostra volontà.

Accorgersi di come funzioniamo, interpretare senza approssimazione, dipende solo dal grado di consapevolezza che abbiamo raggiunto. Lo Yoga ci dice che oltre alla struttura fisica, anche la nostra componente Metafisica può evolvere attraverso i suoi specifici procedimenti. Ora, come farlo è un altro argomento, necessita di un metodo che di questi tempi viene spesso trascurato, ed è una questione che se interessati ho già approfondito in altri articoli. Ad ogni modo, avendo solo l’esperienza come unico mezzo di confronto, l’invito che vi faccio come sempre è quello di sperimentare e di essere onesti con sé stessi.

Donato Torreggiani

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