LOGICA ANIMICA

LOGICA ANIMICA

Per quanto esistano diverse visioni e altrettante supposizioni in ragione di ciò, tutte le culture antiche e recenti, concordano sul fatto che l’essere umano integra nella sua esistenza una parte più profonda di quella fisica e materiale. Culture e credi religiosi come quello cattolico, che parlano di anima, invitano le persone ad assumere determinati comportamenti sia intimi che sociali, nella prospettiva del bene e del male, verso cui quest’anima verrebbe diretta in base alle proprie azioni. Detta in parole povere, la nostra anima salirà in paradiso se ci comportiamo bene, oppure cadrà all’inferno se ci comporteremo male.

Ma cosa significa comportarsi bene o male? È un fatto oggettivo; chi lo stabilisce? E cosa dire di tutti quegli errori e azioni sbagliate che abbiamo commesso, grazie ai quali però siamo cresciuti e abbiamo compreso cosa sia giusto o sbagliato? E davvero così sbagliato commettere errori, oppure è inevitabile? Certamente si possono avere opinioni diverse, tirare in ballo il pentimento, la preghiera ed il perdono, ma intanto se abbiamo fatto del male a qualcuno, ed ammesso che ce ne rendiamo conto, per quella persona il dolore e l’offesa restano una realtà.

Il punto da capire però è un altro, e riguarda tanto il bene nelle nostre azioni quanto il male, ovvero che secondo una visione cattolica occidentale, esiste una separazione tra il nostro agire nella materia e le possibili conseguenze per la nostra parte animica, come se per lei fosse un terno all’otto capitare nel corpo di una persona buona o cattiva, di una persona che decide o meno di mettersi in discussione, di credere o di non credere. Già, perché se una persona non crede in niente, come ce ne sono tante oggi giorno, secondo la visione cattolica ciò è un bene o un male? Che fine farà l’anima di quella persona?

Ciò che non mi piace della versione cattolica della vita, è che l’anima non ha nessun ruolo. Può collegarsi tanto ad una persona che crede quanto ad una che non abbia nessuna visone interiore. Può andarle tanto bene quanto male, e come dicevo per l’anima è un terno all’otto, perché il suo destino dipendono solo dalle azioni di una persona fisica. Sarebbe come dire che oggi sarò in grado di digerire bene o male a seconda di cosa mangia un’altra persona, e non ha nessuna logica.

Esiste tuttavia un’altra visione che pur sempre si rifà alle fondamenta del cattolicesimo, che in realtà lo precede, e che fa comunque riferimento al credo di un’anima connessa al corpo fisico e all’esistenza materiale. Parlo degli gnostici, i protocristiani, la cui visione non è dissimile dalle molte culture orientali, per quanto si contempli ugualmente un Dio creatore ed un destino preciso per l’anima nel bene e nel male.

Questa visione ribalta un po’ le cose, per cui non è l’anima soggetta alle azioni del corpo, ma al contrario è il corpo ad essere soggetto all’agire dell’anima. Proprio come per la visione orientale, noi prima di tutto siamo esseri spirituali che utilizzano un corpo, una mente, un sistema emotivo, per fare un’esperienza sul piano della materia altrimenti impossibile da compiere. Un po’ come la necessità che avremmo di utilizzare un sottomarino per visitare le profondità oceaniche, per le quali il nostro corpo non è strutturato.

Il destino della nostra anima non è quindi una ricompensa (paradiso) o una punizione (inferno), il nostro destino è di evolvere in quanto anima, e ciò è dipeso anche dall’esperienza nella materia. Può quindi essere considerato un bene o un male come ci comporteremo, ma lo sarebbe solo nella misura in cui un’azione producesse evoluzione o involuzione per la nostra esperienza animica. E chi stabilisce cosa lo è? Non un credo a priori di qualcosa scritto o deciso da altri, ma dalla nostra Consapevolezza interiore.

Ogni essere vivente è potenzialmente in grado di distinguere il bene dal male, dopo di che può sbagliare, può pentirsi e rivedersi, ma non necessita di dieci o più comandamenti. Ma attenzione, parlo di Essere e non di un corpo vivente. Essere inteso come parte animica interiore, che vive a prescindere dal trovarsi o meno collegato ad un corpo materiale. E lui, o lei, è quella parte profonda che sa distinguere il bene dal male basandosi sulla consapevolezza che ha acquisito, anche grazie alle esperienze fatte sul piano materiale.

Detto ciò, a differenza della religione cattolica che invita a credere per partito preso, la gnosi cristiana come le filosofie orientali, ci chiedono invece di scoprire quella parte interiore e di concretizzarla sul piano materiale. Credere in qualcosa non dipende da nulla, non ha sostanza, puoi farlo come puoi cambiare idea dall’oggi al domani. Concretizzare qualcosa è ben diverso, e qualora accadesse non può più essere rinnegato. Si parte sempre da un concetto, da un’idea condivisa, solo che nel primo caso resta un’idea, mentre nel secondo caso si scopre già da qui la reale natura di quell’idea.

Come fare? Sia gli gnostici che le culture orientali ci offrono diversi metodi di ricerca e di pratica, che consentono alla nostra idea di trovare concretezza. Bisogna però capire bene alcune cose, prima di analizzare il come ed il perché certe pratiche possono farci ottenere determinati risultati. La prima è che queste pratiche servono all’evoluzione dell’Essere e non del corpo. È la nostra anima che deve evolvere e acquisire consapevolezza, non il nostro cervello. È la nostra parte interiore che deve comprendere il concetto di vita e di creatore.

Per farlo dispone anche di un corpo fisico (ma non solo), le cui funzionalità sono dipese dall’attività celebrale e dal sistema emotivo di cui è composto, perché ciò fa parte della dimensione materiale. Ma è l’Essere che dovrebbe sovraintendere alle funzioni della macchina umana. Se questo non avviene la macchina può funzionare ugualmente, ovviamente in un modo completamente meccanico, e naturalmente senza produrre nessun effetto rilevante per le finalità animiche. Per cui è necessario comprendere che non è il cervello che deve prendere coscienza di sé, non potrebbe mai farlo, perché sarebbe come aspettarsi che un dito comprenda di essere parte di una mano.

Un’altra cosa è rendersi conto che utilizzando il cervello in un determinato modo, proprio come utilizzare le mani per fare delle cose, questo può produrre dei risultati concreti. Per cui tanto più ci alleniamo, tanto più potremmo fare delle cose e ottenere dei risultati; la cui questione e ben diversa dal credere e basta di poterli ottenere. Ecco allora la gnosi e le pratiche interiori. Guarda dentro di te, alza una pietra e lì mi troverai, chiedi e ti sarà dato, io e il padre siamo uno. Tutto ciò può essere concretizzato.

Forza e coraggio, la vita è solo un passaggio. E lo è veramente, non è la finalità ultima. Il nostro Essere, anima, coscienza, o come preferisci chiamarlo, è la nostra unica e vera parte non transitoria, a differenza di tutto ciò che nella materia nasce, cresce e muore. Noi siamo quello, ed è quella parte lì che ancora deve capire la natura di sé stessa.

Donato Torreggiani

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