Yoga Reason

Se inserita nel contesto sociale con un metodo preciso, la pratica dello Yoga potrebbe innescare un effetto difesa davvero importante.
Ho affrontato l’argomento in ragione di alcuni esempi, che ovviamente non potevano considerare la complessità dell’argomento, cercando tuttavia un filo comune e condivisibile, che si potesse rapportare alla soggettiva esperienza, o almeno in larga parte, credo, spero, di ognuno di noi.

Lo svolgimento di una simile attenzione, in altre parole “la pratica”, ci richiede però un notevole sforzo non tanto per iniziare, quanto nella costanza, giorno dopo giorno. Infatti, davanti alle difficoltà siamo disposti a fare molto per noi stessi, appena ci viene bisogno di farlo, ma poi, passato il primo momento le nostre motivazioni cambiano altrettanto rapidamente. Non è un caso, se le origini dei nostri problemi ricadono sempre sulle medesime ragioni.

Io credo che sia per questo motivo, che negli ultimi decenni ci sia stata una così ampia diffusione dello Yoga, avvenuta soprattutto per le nostre necessità, almeno secondo la mia esperienza di praticante e istruttore; e non posso considerarlo un male, ma ho potuto constatare negli anni quanto la nostra motivazione sia più che altro legata alla necessità. E mentre le nostre necessità sono soggettive, lo Yoga invece racchiude in sè una ragione profonda.

Passata la necessità cosa resta? E con ciò non mi riferisco solo al superamento di distrurbi fisici o emotivi, sui quali una disciplina come lo Yoga ha messo una pezza, se mi passate l’orribile considerazione. Il più delle volte ciò che resta è unicamente legato alla motivazione soggettiva creata dalla necessità, per fare un esempio, se una persona timida e insicura trova il guisto equilibrio attraverso un metodo, e in un qualche modo si riscatta, spesso ritiene di aver compreso tutto quello che c’era da sapere sulla propria esistenza.

Vorrei sapere chi, superato un problema ricevendo dei trattamenti Shiatsu, dopo non consiglierebbe a tutti di farsi trattare da un Operatore? Oppure, chi non consiglierebbe a qualcuno di seguire quel corso, di fare quel viaggio, di conoscere quel maestro o di leggere assolutamente quel libro. E ripeto, non posso considerare un male le nostre vittorie, cercate di non fraintendermi, io se potessi renderei lo Yoga obbligatorio per tutti i maggiorenni, come dovrebbe essere un diritto che si acquisisce alla nascita quello di possedere l’album “Sacred Fire” di Carlos Santana! Ho quindi le mie ragioni, ne sono consapevole, ma non mi fermo a quelle e cerco di andare oltre.

Le ragioni di cui parlo, sono in realtà il senso che in un qualche modo lega le nostre soggettive necessità, e che nello stesso modo crea un legame con tutti i metodi che ci consentono di superarle. In questo senso, seguire un corso di Yoga non sarà meglio di seguire un corso di danza, o di scultura; fino a quando ciò che facciamo ci permette di migliorare la nostra condizione.

Non sempre però riusciamo a coglierlo. Ciò che facciamo ha un senso solo fino a quando non passano le nostre necessità, e a quel punto inizia spesso l’arrogante presunzione di aver compreso tutto. Le persone praticano Yoga perchè poi si sentono bene, seguono un corso di scultura perchè si divertono, e come possiamo dare contro a questi risultati…

La necessità di stare meglio o di divertirsi ricordiamoci che però parte da un bisogno, quindi c’era un significato preciso che ci ha portato inizialmente a cercare una soluzione. E purtroppo è a questo punto che facciamo una grande confusione e diventiamo presuntuosi, nell’osservare solo gli effetti prodotti da un metodo. Ma il senso dello Yoga non è quello di stare meglio, come il divertimento non sta alla base delle forme artistiche, se tuttavia una cosa non esclude l’altra.

Ci sono certamente persone, in certi casi meglio dire Esseri, oltremodo più auterovoli di me che possono parlare dello Yoga e delle sue origini. In questo senso invito i lettori a prendere di riferimento le spiegazioni dei Grandi Maestri. Ma anche a noi resta qualcosa da raccontare, che parte forse da un’esperienza soggettiva, come la prima volta che abbiamo letto quel particolare libro, ma che poi, grazie agli sforzi andando oltre la nostra motivazione, questo ci ha permesso di cogliere una ragione più profonda per cui quel libro è stato scritto.

Immagino che alcuni non siano d’accordo, quando dico che lo Yoga, o un corso di danza, come la lettura di un libro, possano in un qualche modo rappresentarci le stesse possibilità. E come mi piace ripetere, possiamo parlarne e parlarne, certamente ogni esperto saprebbe valorizzare le sue competenze. Ma per cogliere il senso delle diverse possibilità che la vita ci offre, in ogni caso dobbiamo eccedere, senza con ciò ricercare e misurarci con la fama ed il successo.

Gli effetti prodotti da un metodo non devono rimanere fini a stessi, e la nostra abilità dovrà permettere alle indicazioni ricevute di essere trasferite sul piano pratico della vita. Allora sì che parliamo di un risultato. Se seguendo un corso di Yoga imparo a rilassarmi, ciò metterà in evidenza le mie necessità, ma dovrò anche trovare un modo più sereno di vivere il mio quotidiano, altrimenti le mie motivazioni cambieranno e non farò altro che cercare una nuova forma di appagamento.

Suggerisco allora di pensare per un attimo allo Yoga, come all’Arte, che racchiudono in sè una conoscenza infinita, che si tramanda grazie all’esperienza delle singole persone, e in ragione di questa motivazione, forse riusciremo a cogliere che il senso di tutto risiede nella coerenza di seguire le proprie intuizioni. Questo per me significa andare oltre, ci riusciamo all’inizio, ma se poi ci accorgiamo di essere incostanti, ciò significa che non siamo riusciti a dare veramente un senso a quello che stavamo facendo. E se siamo onesti con noi stessi, non possiamo negare che questo si riflette su molti aspetti della nostra vita, sia affettiva che lavorativa.

Tutte le strade portano a Roma, ciò però non vuol dire che sarà semplice arrivarci…

Donato Torreggiani

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